Sebbene ci sia stato il cambio al vertice della presidenza del Consiglio, la riforma del codice della Strada va avanti. E così Maurizio Lupi, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ed Erasmo D'Angelis, sottosegretario con particolare delega alla riforma del CdS, procedono su questo fronte. Lupi ha dichiarato più volte che "o l’Italia cambia o l’Italia muore" e che tutti debbono fare la propria parte.  All'incontro con i vertici di UNASCA, l’associazione maggiormente rappresentativa degli studi di consulenza automobilistica e delle autoscuole, Lupi ha parlato anche della riforma della patente. Emilio Patella, Segretario Nazionale Unasca Autoscuole, gli ha presentato alcune proposte. 

 
Secondo Pantella la formazione dev'essere allargata e ha così dichiarato: 
 
"Oggi ci sono solo sei ore di guida obbligatorie e non tutte sono verificabili. Il modello da considerare è quello delle patenti professionali, delle guide certificate, della formazione post patente, degli aggiornamenti nel tempo per tutti gli automobilisti e dei corsi a parte per gli anziani. Oggi poi la criticità è sulle due ruote, lì va fatta una particolare formazione preventiva".
 
Patella ha anche fatto delle proposte relative alla riduzione dei costi, come quelli concernenti la ripetizione dell'esame teorico o del certificato medico qualora si venga bocciati all'esame pratico.  Il ministro Lupi ha invece dichiarato, di parte sua: 
 
"La formazione è il punto centrale della legge delega per la riforma del codice strada, perchéfare formazione è fare prevenzione. Io faccio sempre questo esempio: le multe non sono un modo per arricchire i bilanci dei Comuni, ma sono uno strumento educativo per chi non rispetta quelle regole. E l’obiettivo di un Comune non è avere 100 multe ma averne nessuna, così si è centrato l’obiettivo. Quindi il tema della formazione sarà al centro del nuovo codice della strada insieme a quello della semplificazione. Quello che è stato fatto finora di semplificazione è andato a stratificarsi al vecchio, quindi il sistema è diventato ancora più complesso".
 
Come asserito dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il nuovo Codice della Strada includerà la figura del reato di omicidio stradale. Renzi già si era espresso a favore di pene più severe per coloro che guidano in maniera alterata causando incidenti stradali, spesso mortali. L'articolo 589 del Codice penale, collegato al Codice della strada, parla di omicidio colposo, per il quale le pene vanno da 2 a 10 anni di carcere per chi causa gravi incidenti in stato alterato da droghe o alcol.
 
All'incirca come il furto pluriaggravato o il borseggio in autobus. Occorre dunque una maggiore proporzionalità della pena, visto che le sanzioni effettive decise dai giudici per coloro che uccidono sono intorno ai 2 anni. In molti vedono la soluzione nell'introduzione del reato di omicidio stradale, che si avvicina a quello colposo ma prevederebbe, in caso di sua introduzione, una pena da 8 a 18 anni per coloro che causano gravi incidenti in stato alterato da droghe e alcool, con l'arresto in flagranza di reato e il ritiro della patente definitivo. Per introdurre l'omicidio stradale, diversi sono i disegni di legge in ballo. Il primo ministro parla di un vuoto del nostro codice che dev'essere colmato. Il premier ha aggiunto che, per combattere la violenza stradale occorre poi lavorare su più fronti, che interagiscano tra di loro. Come dice Renzi:
 
"Gli inglesi usano il termine 3E per indicare le cose da fare: Enforcement, Education, Engineering. La violenza stradale non è frutto del destino. Nella stragrande maggioranza dei casi, è determinata da un comportamento sbagliato alla guida. Chi si mette alla guida in condizioni fisiche alterate deve essere consapevole, e in questo caso occorre responsabilizzare, che rappresenta un pericolo per gli altri e per se stesso”.
 
 
 
Grandi sono le novità introdotte dalla riforma del Codice della Strada. Il comitato ristretto della commissione Trasporti della Camera ha scritto un testo unificato di legge delega per riformare le norme della circolazione. Una novità importante riguarda la patente a punti. In pratica, oggi chi riceve a casa una multa con tanto di decurtamento di punti deve comunicare alla polizia il nome del guidatore a vui verrà poi tolto il punteggio. Nel caso non lo facesse gli verrà recapitata una supplementare multa di 248 euro. La novità sta nel fatto che la medesima possibilità verrà data a chi sarà fermat dalla polizia sul posto. Quindi o si accetta il taglio dei punti della patente o si accetta di pagare la supermulta di 248 euro più l'importo dell'infrazione commessa. Insomma un modo in cui saliranno gli incassi per gli enti accertatori e l'automobilista potrà salvare la patente.
 
Appare evidente che chi ha dunque buone disponibilità economiche potrà salvare la patente anche in caso di contestazione immediata. Chi invece non può, per forza di cosa dovrà subire il taglio dei punti. Ci si chiede pertanto se da un punto di vista sociale sia equa tale norma.  Già l'esistenza della multa supplementare che già esiste per chi riceve la multa a casa poneva un problema analogo, ma non identico. In questo caso la sanzione potrebbe essere giustificata alla luce del fatto che il proprietario della vettura ha diritto a non vedersi tagliare punti della patente solo per il fatto di aver prestato l'auto a chi non rispetta il Codice della Strada. 
 
 
 
 
 

script payclick

NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it. Learn more

I understand