Riuscireste mai ad immaginare che il mancato pagamento del bollo dell'auto potrebbe provocare un "buco" di 850 milioni nelle entrate fiscali relativo alla tassa di possesso delle autovetture. Una cifra davvero notevole. Basta pensare che a fronte di 34,4 milioni di veicoli che sono soggetti alla tassa, il gettito stimato è di 6,45 miliardi di euro. Tuttavia, quello che è effettivamente riscosso dalle Regioni si ferma a 5,6 miliardi. L'indagine, che è stata pubblicata nel numero di aprile di Quattroruote, sembra propendere per un'azione più determinata da parte degli enti che si occupano dei controlli, in modo da poter stanare gli evasori che in maniera indenne riescono a passare i controlli, anche a causa delle conseguenze (multe) relativamente esigue.


L'Emilia Romagna ha reso noti introiti per 473,4 milioni di euro e richieste di pagamento per 41 milioni di euro che non sono stati mai pagati. Solo in Campania, i dati parlano di circa mezzo milione di evasori totali della tassa.

Sebbene le ripercussioni sui bilanci siano decisamente notevoli, tuttavia alquanto raramente le Regioni applicano la facoltà di chiedere la cancellazione d'ufficio del veicolo dagli archivi del Pra. raramente le Regioni applicano la facoltà di chiedere la cancellazione d'ufficio del veicolo dagli archivi del Pra, come prevede l'articolo 96 del Codice della Strada dopo 3 anni dal mancato pagamento. 

Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'ACI, ha detto:

"Dopo la maxi radiazione avvenuta nel 1999 in concomitanza con il passaggio del tributo dallo Stato agli enti locali (2 milioni di veicoli), solo Lombardia e Lazio abbiano continuato a ricorrere con regolarità al provvedimento. Eppure, secondo le stime dell'Aci, sarebbero ancora un milione i veicoli abbandonati o finiti all'estero senza che la loro posizione venisse regolarizzata. La loro radiazione permetterebbe alle Regioni il risparmio delle spese relative ai tentativi di recupero di crediti di fatto inesigibili, stimate in circa 25 milioni di euro l'anno."

Grandi sono le novità introdotte dalla riforma del Codice della Strada. Il comitato ristretto della commissione Trasporti della Camera ha scritto un testo unificato di legge delega per riformare le norme della circolazione. Una novità importante riguarda la patente a punti. In pratica, oggi chi riceve a casa una multa con tanto di decurtamento di punti deve comunicare alla polizia il nome del guidatore a vui verrà poi tolto il punteggio. Nel caso non lo facesse gli verrà recapitata una supplementare multa di 248 euro. La novità sta nel fatto che la medesima possibilità verrà data a chi sarà fermat dalla polizia sul posto. Quindi o si accetta il taglio dei punti della patente o si accetta di pagare la supermulta di 248 euro più l'importo dell'infrazione commessa. Insomma un modo in cui saliranno gli incassi per gli enti accertatori e l'automobilista potrà salvare la patente.
 
Appare evidente che chi ha dunque buone disponibilità economiche potrà salvare la patente anche in caso di contestazione immediata. Chi invece non può, per forza di cosa dovrà subire il taglio dei punti. Ci si chiede pertanto se da un punto di vista sociale sia equa tale norma.  Già l'esistenza della multa supplementare che già esiste per chi riceve la multa a casa poneva un problema analogo, ma non identico. In questo caso la sanzione potrebbe essere giustificata alla luce del fatto che il proprietario della vettura ha diritto a non vedersi tagliare punti della patente solo per il fatto di aver prestato l'auto a chi non rispetta il Codice della Strada. 
 
 
 
 
 
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